dopo stasi….
..riprenderà.
Ho nel titolo scritto multe anzichè – al tempo stesso più preciso e generico – sanzioni.
Perchè multe è cosa che automobilisticamente attira l’attenzione.
Ella proposta che formulo di primo acchito sarà considerata irrealizzabile, ma in realtà è molto più proponibile di quanto possa superficialmente apparire.
Sì, multe commisurate al reddito.
In Francia la tassa automobilistica già è calcolata sull’anzianità della vettura.
Relativa complicazione per relativa complicazione, perchè non multe calcolate sulla base della dichiarazione dei redditi?
Qualora la cosa venga immaginata sotto il profilo informatico, se ne capirà la fattibilità, almeno in prospettiva:
oggi anche il Comune più esiguo possiede collegamenti ad Internet.
Con ciò, un potenziale collegamento col database del Ministero delle Finanze, solo si voglia concentirne l’accesso.
Dunque, ogni volta che venga elevata contravvenzione, non stabilire immediatamente l’importo.
Ove si consideri che un buon numero di multe è comunque “trattata” a posteriori, all’atto d’elaborazione della notifica di pagamento, sarebbe sufficiente dotare le Pubbliche Amministrazioni di un elementare software che – applicando semplici coefficienti – determinasse all’istante l’ammontare dovuto parametrato all’ultima dichiarazione dei redditi del soggetto sanzionato.
Naturalmente, stabilito un range agli estremi del quale si configurasse un minimo ed un forfettario massimo.
No, non penso si tratti di acqua fresca, e nemmeno di aria fritta.
Nè mi considero un visionario.
Seppoi la sua applicazione corrisponde ad una sentita esigenza d’equità sociale…
Cordialmente
Claudio Trezzani
Teleconomy Telecom declina in più versioni, con in comune il pagare per risparmiare.
O il pagare per pagare, come facilmente può avvenire.
Caso tipico:
l’utente passa ad ad altro gestore di telefonia, per il traffico.
La stessa Telecom gli comunica che è stato attivata la preselezione automatica del nuovo gestore.
A questo punto, correttezza vorrebbe che fosse altrettanto automatica la procedura di disattivazione del supplemento di canone per l’eventualmente detenuto Teleconomy.
Invece no:
passassero pure ulteriori cent’anni, l’utente passato a nuovo gestore continua – se non si ricorda o non capisce la voce in bolletta (il termine adottato certo aiuta a capire il contrario…) – a pagare per pagare, cioè pagare per uno sconto di cui più non usufruisce.
Un Paese che permette alla sua Telecom di agire come la nostra nel Nostro, non può dirsi civile.
Cordialmente
Claudio Trezzani
Visto mai un orologio appeso in un ipermercato?
Stentano ad ammetterlo, ma lo fanno apposta, a non metterlo.
Tempus non fugit per il cliente della grande distribuzione:
glielo si ricordasse sul muro, contrarrebbesi il tempo destinato al voluttuario.
E lì si spinge:
ortaggi da collezione ma megapixels in saldo.
Meglio che la casalinga di Lodi si trastulli con il feticcio tecnologico in 3 X 2, piuttosto che realizzi il super-ISTAT del cetriolo.
Non era di Voghera, la casalinga archetipo della sprovvedutezza frammista a saggezza?
Non per togliere il primato, ma la lodigiana già ricevette il battesimo d’antonomasia da Luca Goldoni.
Si trattava dd’ esilarare sulle piscinette del vorrei ma non posso, e pare che una biondo platino della città di Fanfulla se n’ uscisse mondanamente da una scoloritura al cloro esclamando: cameriere, porti oglio e aceto e mi condisca quest’insalata.
Ed è a Lodi che leggo su di un pubblico muro:
offresi signora badante (con virgolette e sottolineatura), dotata d’esperienza e di padronanza della lingua italiana.
A parte la diffidenza per il participio presente (virgolette e sottolineatura a voler significare che la cosa è particolare, magari transitoria, e che insomma nella sua personale interpretazione il ruolo trascenderà il folclorico), dire padronanza è avere padronanza.
Per l’ esprit de finesse a là lodigiana oglio ed aceto, testeremo il soggetto.
E lo censiremo, moltiplicandolo.
Perchè ormai il cliente dell’ ipermercato senza orologi è multietnico:
la Badante Per Caso Con Padronanza, la moglie chadorata & controllata che guarda di sottecchi la vetrina insidiosamente occidentale della profumeria, l ‘occhio mandorlato che scruta con compiacenza: io lo produco ancora a meno.
Più ch’ insalata condita, melting pot.
Più pot che melting, invero.
Ma bollire, bolle.
Perchè il crogiolo in un punto si fonde sbuffando:
nel Paese ove s’ affermava niente essere più definitivo del provvisorio, è quest’ ultimo che s’è presa sonante rivincita semantica.
Orde interinali vagano per malls climatizzati, per estivo refrigerio condizionato e per damocleo condizionale pendende sui loro contratti a termine (per quello si il tempo non s’ arresta un’ hora).
Tassi bassi, prospettive incerte.
Cosa meglio d’ una spruzzatina di credito al consumo?
Il TAN è allettante, e non formalizziamoci sul TAEG.
Che poi, quello veramente globale, tale è.
Cordialmente
Claudio Trezzani
Flaubert asseriva che l’ arte tipografica fosse la scoperta più sporca dell’ umanità.
Più spesso l’ umanità dell’ umanità apprezza l’imperfezione.
E’ questione di non rinunciare a voluttà sensoriale, magari indulgendo in feticismo di retroguardia.
Prendiamo l’ arte delle immagini catturate:
oggi – semplificando la disamina tecnica – le fotocamere digitali oltre gli 8 Megapixel consentono una risoluzione superiore a quella di una 35 mmm.
Nel cestino tutte le analogiche?
Il fenomeno è in via di completamento, ma con le estremità fruitive fuori dal lenzuolo.
I piedi li vediamo alle casse dei minimarket o degli autogrill, vero termometro dell’ arcaico sopravvivente (ancora variopinte scatolette celanti arcaiche bobine, anzichè schede di memoria extraslim) : chi dura menare al ventisette non può permettersi di ragionare su economie di scala: con cinque euro si porta a casa contenuto e otturaturante contenente.
La testa fuor di lenzuolo è invece dei feticisti.
Sarebbe all’ incontrario (sono loro a ragionare con i piedi, od almeno con l’ organo a metà strada tra le estremità), ma gli è che che la testa sta sopra, ove si suole convenzionalmente apicalizzare la pecunia (sprecar rollini non li tange).
Dicono: non vogliamo l’ algore della plastica elettronica.
Il che sta a dire: non privateci della fisicità della materia.
E se gli capita tra le mani una digitale, impostano sensibilità ISO stratosferiche, così poi il rumore elargisce loro il morbilloso fremito della grana.
Loro fratelli, quelli del vinile fonoriproduttivo.
Razza in via d’ estinzione, ma pervicace.
Dal tattile al termico, la ricerca della sensazione perduta.
Sipperchè il laser all’ ascolto è freddo, e pazienza per l’ escursione dinamica o la durevolezza del supporto.
Degni alleati, quelli delle due e quattro ruote.
E masochisti, pure.
Quelli delle due rimpiangono la liturgia dell’ avviamento e non piangono le tibie rotte per errata impostazione dell’ alzavalvole.
Con quelli delle quattro dividono l’ estasi per il rauco singulto di un quadricorpo Weber, chissenefrega della regolarità d’alimentazione.
E se più del cofano interessa l’interno, la libido si trasferisce sui pellami.
Tutta roba irrazionale: tremila euro per un francobollo di nappa, e poi non lo puoi sporcare e non ti trattiene quando scendi dalla Serravalle (e magari è montata male, perchè è l’ Alto Artigianato sinonimo di gratificante imperfezione, non La Grande Serie).
Guai però metterli con le spalle al muro con considerazioni irrazionali, e le Case lo sanno.
E traghettano la clientela conservatrice verso l’ era dell’ immateriale nel modo meno doloroso possibile.
Un fabbricante di stampanti iper-fedeli addirittura azzarda: “colori emotivi”.
Che poi il compromesso s’ appunta sul mezzo transattivo:
stampare – pur se dal virtualico PC – è ancora cosa urtante la schizzinosità di Gustave (perchè imbrattare d’ inchiostro, visto che si può portare al collo gigabytes a profusione?).
Già, la Memoria Delocalizzata.
Li vendono con artistiche collanine, e ti porti sul petto un incrocio tra un accendino e un totem incaico.
E totem, lo sono per davvero.
Qui non c’è miele per i feticisti, o meglio ce n’è per i Nuovi.
Perchè qui carnalità celluloidiane, viniliche, gassifere sono bandite: contengono l’ immateriale ed essi stessi promanano l’ etereità della dissimulazione.
Tempi duri, per gli ostracizzatori della dematerializzazione.
E continueranno a disprezzare l’ Efebicità Informatica, persuasi con Oellens – se godere è roba di tessuti vivi con l’ illusione del sincronismo – che l ‘astinenza o è impotenza o è mancanza d’ occasioni.
E concluderanno con Schneyder che gli unici tempi – di questi tempi – migliorati sono quelli degli atleti.
Come del resto fermare l’ ineluttabilità del progresso?
Disposto a certificarlo anche sotto giuramento:
ieri il benzinaio ha chiosato, dietro presentazione di trasduttivo ammenicolo:
“oggigiorno siamo sommersi dai POS”.
E poi m’ ha versato miasmiche sostanze in una scatoletta di metallo precariamente sospesa su derivati dal caucciù.
Cordialmente
Claudio Trezzani
Divisa d’ emissione soggetta ad elevato rischio valutario.
Durata dell’ obbligazione superiore ai dieci anni residui.
Conflitto d’ interessi tra l ‘emittente, il proponente e il custodente.
Investimento non conforme al Vostro profilo di rischio.
Possesso di derivati alla data X inferiore alla percentuale Y.
Comprensione del logaritmo sottostante all’ index linked inferiore al quoziente intellettivo presunto.
Volatilità del titolo prescelto troposfericamente incompatibile.
Maglietta indossata al momento dell’ ordine non commisurata al valore dello stesso.
Non precisamente ognuna di queste diciture vomita la stampante del bancario quando andiamo a trovarlo perchè il governativo con cedola sott’ inflazione è scaduto.
Ma la maggior parte si, con un effetto terroristico – anche quello si – garantito.
E così, dopo le ripetute Caporetto ai danni del risparmiatori, la questione è trasmigrata sul piano linguistico:
va tutto bene, se solo ti scriviamo sopra la firma i più foschi vaticini.
Così vuole l’ art. 29 della delibera Consob 11522/98.
Devono essersi ispirati ai pacchetti di sigarette:
te le vendiamo lo stesso, ma sopra ci stampigliamo – nereggianti di pece – cassandrici avvertimenti.
Tutti figli di Priamo, insomma, gli Operatori Abilitati, con grande sollievo dei loro Uffici Legali.
Che poi, non necessariamente occorre legarsi alle fluttuazioni del rand o comprare per procura una miniera di stagno per incorrere nelle scritte monitorie:
semplicemente capita al comune risparmiatore impegnato nella missione impossibile di coniugare sicurezza con lo zero virgola sopra l’ ISTAT del salumiere.
E con la sicurezza, la tranquillità agognata ma negata dalle didascalie fibrillifere.
Del resto, un mezzo per preservare le coronarie ci sarebbe.
Come già suggeriva un noto banchiere italo/svizzero a proposito del conflitto d’ interesse, certi prodotti non dovrebbero esistere tour court.
Non occorrerebbe più emettere manzoniane grida, se gli strumenti letali fossero indisponibili, quanto meno per la clientela retail.
E cosa meno letale di un covered warrant?
Mi diceva uno del mestiere : è come con il porto d’ armi, l’ importante è non concederlo a chiunque, ma quando ce l’ hai, te la sei voluta.
Dissento:
l ‘arma è reazione ad un evento non ineluttabile ma probabilisticamente non eliminabile; il cw crea da sè stesso la situazione perigliosa.
Nel primo caso, è la leva tirata che provoca il fattaccio; nel secondo è l’ effetto/leva che getta sul lastrico, con un precipitato sociale che può assumere dimensioni allarmanti. E se anche non colpisce il privato, perturba il mercato.
Strumenti finanziari costruiti attorno all’ effetto/leva non dovrebbero dunque esistere, in uno Stato Civile.
E dal fervore linguistico inscenante falsa tutela, s’ approdi ad una fattuale normativa inibitoria.
Non era forse la tutela del risparmiatore un caposaldo dell’ Organismo Europeo?
Cordialmente
Claudio Trezzani
Come divenne Grasso, Abbiate?
Correva il primo secolo del primo millennio dell’ era cristiana, e da quel momento corse anche acqua a renderne fertili le rive.
Altri cinque secoli, ed il reticolo idrico manufatto padano fu completato.
E la scusa ce l’ hanno pronta, gli eredi dei medioevali podestà:
se ce ne hanno messi cinque loro a realizzarli, concedeteci almeno un decimo del tempo per riattarli[fonte: Mottola, CorLombardia].
Prima di tanto, la Conca Fallata:
Definizione Ermafroditicamente Ossimorica (a dar retta a Sigmund, o è Conca, o è Fallata), per un tardivo tentativo di cavar energia dal liquido.
Per installare la turbina, una fetta del miliardo d’ euro che si spera di raggranellare entro il 2010.
Se la cifra la moltiplichiamo per quindici e ci giustapponiamo il simbolo del bigletto verde, eccoci sulle rive dello Yangtse.
Qui le turbine saranno 26, entro il 2009 [fonte:Cavalera, CorMagazine].
Ottantaquattro miliardi di KW, e dicono che tanto erogano solo dieci centrali nucleari.
Occorrre naturalmente sorvolare su qualche trascurabile dettaglio.
Come sfratti coatti a ventiquattr’ore dalla notifica, esodi di proporzioni bibliche dei notificati, indennizzi simbolici per il campicello che non potranno più coltivare una volta deportati in algidi casermoni.
Roba da far passare come quisquilie i milletrecento siti archeologici che periranno sommersi dai flutti.
E la scusa ce l’ hanno anche loro pronta, gli eredi dei mandarini:
con l’ acqua alternativamente debordante morivano migliaia d’ anime; pensate alla salute, anzi al sacco di Bagdhad.
Gente spiccia, i cinesi.
C’ hanno da nutrire il miracolo economico: tra un grafico litologico e uno di Wall Strett si convicono che chi fa da sè abbassa il barile.
Mica hanno le nostre fisime:
un parcheggio a Lodi bloccato per anni da un mucchietto di antichi mattoni, una strozzatura perenne per Bergamo Alta (ed intanto, quintali di particelle sottili che sfilano innanzi alla testa del Leone Alato), una metropolitana a Roma che mendica permessi a imperatori, papi, sinanco centurioni e decurioni.
Già, Roma: ci passano un trafelato giorno, quelli della Tigre Asiatica, e non sanno valutare, poverini: uno persino voleva buttar giù il Colosseo e rifarlo ricarnificato.
Perdoniamoli: non sanno quello che dicono.
Ma lo fanno.
Potremmo metterli alla prova, in un epoca di mariomontiano fervore liberista:
un bell’ appalto per il riassetto dei Navigli, e sale sul manciuriano codino per i tempi.
Vogliono un po’ d’ acqua fuori ordinanza per smuoverle, le acque?
Serbiamogliela in bottiglia, alla prossima esondazione.
Cordialmente
Claudio Trezzani
Gli italiani ce l’ hanno grosso.
La rivelazione discende da una tavola sinottica – ottenuta incrociando dati clinici di provenienza internazionale – a margine di un articolo di Sara Gandolfi presso Corsera Magazine.
Secondi solo ai francesi, battiamo tutti gli altri figli della Vecchia Europa.
Quanto poi a consistenza e direzione, puotesi chiedere alla Lega.
Oppure affidarsi a dati ESDA, che svelano l’ efficienza effettiva e quella percepita (romagnoli e baresi i più ansiosi).
Con il che mi sovviene analogo studio condotto un quarto di secolo or è da Antonio Tamburello e Michele Campanella.
Cosa conclusero?
Che gli italiani più bravi a letto sono i salumieri, i meno i professori universitari.
Imbarazzante fu per questi ultimi il tasso d’inefficienza rilevato: 77,8%.
D’ altronde, la proporzione inversa tra cultura ed efficienza non è una novità degli anni ’80.
Anche se Brancati faceva dire ad Antonio Magnano (lo ricordate, in celluloide, con le fattezze di Mastroianni?):
alloppiato dall’ ignoranza [per non riuscire a terminar di leggere libri], e poi s’ è letto (…appunto) e visto quanto il Bell’ Antonio era bravo sotto le coperte…
Eccezione, giusto per non scalfire il primato dei salumieri.
Eccezione, quando e dove non farsi onore con una donna equivaleva ad essere meno utile di uno straccio da piedi.
Ed oggi come stiamo, quanto a stracci?
C’è da preoccuparsi a leggere dati del Ministero dei beni Culturali o ad interpretare proiezioni DOXA:
gli italiani frequentano di più musei e gallerie.
Ergo più colti, ergo meno efficaci a letto.
E poi non ci sono più le mezze stagioni, e l’ inquinamento….
Ecco, l ‘inquinamento:
abbiamo la testa imbottita di NOX, CO e C02, perchè dal responso di una centralina dipende il nostro uscire appiedati o no.
Centralina per centralina, dovremmo imparare a familiarizzare con altre sigle.
Magari NO (nitrossido, un mediatore chimico) o GMP (monofosfato, un vasodilatatore).
Perchè – leopardianamente – il giorno che fiso io ti mirai non sia solo l’ occhio ad attivarsi.
Cordialmente
Claudio Trezzani
Noto inserzione pubblicitaria di azienda commerciale:
niente telefono, nessun recapito. Il sito, quello si.
Scorro legenda in calce ad articolo:
non dal Devoto, non dallo Zanichelli. Abbiamo attinto da Vuvuvugarzantilinguisticapuntoitì.
Che siamo nell ‘epoca dell’ immaterialità dei servizi, non ci voleva un Alan Ehremberg a scoprirlo.
Stopograficizzati, decartaceizzati.
Le fibre di celluloide, a rischio rottamazione.
Perchè leggo per strada:
ci porti libri vecchi? te ne diamo di nuovi.
Rischio solo, dicevo.
Perchè i vecchi, augurabilmente, non finiranno in forni.
Tutt’al più rischieranno di essere letti.
Magari da quel ginnasiale che ieri si lamentava di dover mandare a memoria una poesia.
Gli ribatto:
uh, uh, il nozionismo… e il ‘ 68?.
Mi guarda inespressivo:
quale ‘ 68?.
Cordialmente
Claudio Trezzani
Scorro il depiant di un mobilificio:
Arte Povera ; etnico.
Il riconducibile all’ autoctono, maiuscolo; il prodotto dell’ immaginata alterità, minuscolo.
L’ Arte, del resto, è pericoloso non amarla.
Lo ha detto il nuovo monarca vaticano.
Quello stesso che:
santa inquietudine di portare la fede.
Con l ‘ Evangelium Vitae che spalleggia:
pagare il prezzo più alto.
Ripenso agli estensori del depliant:
L ‘arte povera l’ hanno messa in maiuscolo perchè s’aveva da far passare il messaggio che scabrità non fa rima con rozzezza.
Quanto all’ etnico, sospetto non li sfiorò che anche l’ autoctono è pur tale (li avesse sfiorati, elevato avrebbero maiuscola).
Ma modernità e afflato ecumenico-comunicazionale sono salvi:
tra i ruvidi scaffali, il vano/decoder.
Cordialmente
Claudio Trezzani